Ricordo una frase di un libro di straziante bellezza (“Lettera a un bambino mai nato”) in cui Oriana Fallaci scrive: “ Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d'un tratto, in quel buio, s'è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri”.
Ci ho pensato ieri notte quando in questo letto estraneo, sopra il silenzio orizzontale di Piazza Cavalli a Piacenza, Simona mi ha chiesto: “Si muove Frida, vuoi provare a sentirla?”. Non ha nemmeno finito la frase che la mia mano, come una sonda spaziale in cerca di acqua su Marte, era già sulla superficie liscia, tesa e tonda della sua pancia.
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| 21ma settimana - Piacenza |
Una pancia che cresce come della pasta che lievita pacifica nel canovaccio durante la notte. Una pancia che è un corpo amplificato, una dilatazione ripiena di mistero.
Simona guida la mia mano, la tiene come si tiene uno strumento altrimenti goffo e inutilizzabile. La sposta sopra questo “Mondo” di cui ignoro i segnali interni e di cui lei invece conosce tutti i fiumi che scorrono dentro, il paesaggio nascosto, la geografia dei palpiti, i piccoli maremoti vitali. Io sembro un cieco che si muove lungo un muro in cerca di qualcosa che gli indichi la strada. Un appiglio, un'escrescenza, una crepa familiare, un ciuffo d'erba soffice al tatto.
Faccio silenzio, cerco di non respirare, per non confondere il battito del mio cuore dentro la mia mano con un banale (ma quanto importante) calcetto della nostra bimba in costruzione.
Lei mi chiede: “La senti?”
Io non mento: “No”
Allora lei continua a far muovere la mia sonda-mano sulla crosta morbidissima del pianeta Frida. "Per chi ha paura tutto fruscia", scriveva Seneca. Ma anche per chi desidera. Poi improvvisamente sento sotto la mia mano un colpetto secco e distinto. Quasi mi pare di percepirne anche il suono. Resto silenzioso, non voglio sprecare l’attimo. Simona mi chiede speranzosa se questa volta il “sordo ha sentito” (non dice queste parole, ma è così che mi sento: inabile a "sentire"). La domanda rinforza la mia certezza. Allora quel colpetto era Lei.
Stanotte ho saputo che c’eri. Perché quando la vedo nell’ecografia, a me fa l’effetto di un fantasma lontano, simpatico, ma inesistente. Un’immagine mediata dal video, come quando vedi un luogo che ami in tv e hai solo una vaga emozione, una traccia sbiadita delle sensazioni che quel posto ti ha dato dal vivo. E anche se la ginecologa ti regalo il battito del suo cuore non puoi provare l’esplosione emotiva della sua esistenza, se non sei tu a caricare di significato quel tamburo veloce dal timbro un po’ metallico che forma una frequenza d'onda sinonimo di vita.
Invece il piccolo attrito del suo corpo minuscolo contro la pelle matura della tua mano è un certificato di esistenza inequivocabile. Un lampo di certezza che ha illuminato la bruna notte piacentina. Ciao Frida, benvenuta nei miei sensi.

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