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mercoledì 27 gennaio 2016

Sulla spiaggia di Mondi sconfinati

Ritorno a scrivere dopo 4 mesi questo blog.
Da fine settembre a metà dicembre sono stato a Doha e ho visto crescere Frida attraverso le foto e i video che simona mi inviava quotidianamente. Ho osservato la sua vita in differita contando i giorni che mi separavano da lei e da sua madre. 

Quando sono arrivato a casa sul divano c'era un'altra Frida rispetto a quello che avevo lasciata. Logicamente più grande e infinitamente più bella di quella che mi mostravano i video verticali di mia moglie. Lei ha pianto, io ho avuto una specie di tuffo al cuore: quella sensazione che avverti quando senti collassare qualcosa in te e il calore che si sprigiona è simile a quello di una piccola fusione nucleare interiore. 

16 gennaio
Ora mentre scrivo è qui vicino a me, seduta sul divano e capace di reggersi da sola. Emette suoni che possono essere definiti "gargarismi espressionistici" che strapperebbero una risata anche a un gerarca nazista e che prefigurano il suono della sua "prossima voce". 

Poi ruzzola sulla schiena e comincia ad afferrarsi i piedi in una posa tratta direttamente dal manuale del perfetto neonato da fotografare. dura pochi secondi ed eccola cercare di afferrare un giocattolo dalla forma improbabile e dai colori così kitsch che sembrano partoriti da uno stilista di modamare positano. Lo prende e lo porta alla bocca. È la "fase orale": la percezione del Mondo animale, attraverso il senso del gusto, attraverso il sottile piacere del mordere, succhiare e strappare. 

I bambini hanno un arco di attenzione che è pari a quella che avevo io durante le lezioni di matematica e trigonometria. Molto vicino allo zero. Ricordo che appena la simpaticissima prof (si, lo era come un'eruzione cutanea un'ora prima di un incontro galante) faceva incontrare il gesso con la fredda superficie della lavagna cominciando a disegnare geroglifici di parentesi graffe e frazioni, la mia mente si imbarcava in un viaggio senza ritorno verso l'isola delle piacevoli distrazioni, dove le bianche pecorelle facevano "ciao" ad Heidi. E da allora "derivate" e "limiti" sono diventate parole in libertà senza nessun senso. ancora oggi.

Heidi in una immagine di repertorio, quando era felice

Quello che voglio dire che oggi che compie sei mesi realizzo quanto Frida sia cresciuta e quante piccole grande conquiste abbia fatto. Giorno dopo giorno diventa più consapevole della sua "umanità" e noi più coscienti della sua presenza nella nostra vita. 

È come "incontrarsi sulla spiaggia di Mondi sconfinati" (citando le bellissime parole del poeta Tagore). È un incontro  che parte da lontano, fatto di piccoli passi, silenziosi. Di orme che si muovono da orizzonti distanti e lontani. Sopra di noi il cielo vagante dei giorni e tutt'intorno l'odore del Mare, il suono delle piccole grida gioiose di Frida e un accenno di alba. Quella di un futuro in cui le nostre orme saranno sempre più vicine, le une accanto alle altre o incrociate in nome di una traiettoria comune. 

Lì su quella spiaggia di Mondi sconfinati...






sabato 8 agosto 2015

Lettera a Frida Futura sulla lentezza

Ho voglia di scrivere direttamente a te Frida. Alla Frida Futura che tra qualche anno leggerà, mi auguro, queste parole. 

È da poco passata la mezzanotte. Una di quelle notti estive di melassa in cui restano impigliati i pensieri più vaporosi, i sogni spezzati e i ricordi che danzano su pavimenti caldi di musica. In casa il tessuto del silenzio è come una filigrana attraverso la quale puoi sentire scricchiolare le ossa del giorno che muore.

Dei cani lontani si chiamano nella loro lingua incomprensibile e qualche uccello notturno strepita lanciandosi all'attacco. Io ti guardo mentre dormi nella tua culla, facendo lo sforzo enorme di realizzare il fatto che sei mia figlia. La mia bambina. 

Frida - 7 agosto

Non è così facile fare spazio nel proprio cervello - che con il passare del tempo somiglia sempre più a quelle stanze intime un cui accatasti tanta roba raccolta nel tuo viaggio nella vita, cumuli di oggetti che per altri possono sembrare ciarpame, ma che invece ti definiscono con precisione inimmaginabile -  dicevo non è facile trovare un posto adeguato a un pensiero così grande. Così ingombrante. Ho vissuto la mia vita nella assoluta certezza di non volere figli. Ormai ero certo della mia proclamata antigenitorialità. 

E poi sei arrivata tu, con la tenacia di certi avventurieri che pur di esplorare un nuovo Mondo sarebbero pronti a lacerarsi le carni  e ad affrontare tutti i venti contrari.

Nove mesi non sono bastati a fare pulizia in quella stanza della mia testa. 41 anni di accumulo hanno reso quel posto come uno sgabuzzino. Ma negli ultimi undici giorni, da quando il 27 luglio ti ho visto uscire dal corpo di tua madre urlante, i "lavori in casa" nel mio cervello hanno subito una improvvisa accelerazione. Ora dopo ora il tuo nome diventa sempre più imponente e luminoso dentro quello spazio mio che dice chi sono. Le tue radici si intrecciano alle mie, quelle profonde, e comincio a capire che in me batte il tuo cuore.

Giorno dopo giorno ti vedo cambiare. Sei tu eppure non sei tu. Sei un TU in divenire. Pochi minuti fa  ti guardavo scivolare nel sonno mentre ti cullavo nell'incavo dei miei avambracci. Quando ti tengo nel mio abbraccio non mi distraggo. Non guardo la tv. Non ho il cellulare accanto. Non faccio altro che stare con te. Voglio assaporare lentamente il momento.

Frida sul fasciatoio - 1 agosto

Così ho potuto scrutare i tuoi lineamenti. Li ho trovati addolciti rispetto a pochi giorni fa. Come ammorbiditi da un alito caldo che modella una cera. E gli occhi più grandi e presenti. Meno vaganti. Ho notato che quando sospiri c'è come il disegno abbozzato di Frida Futura, un accenno leggero della donna che sarai e che spero di conoscere.

Vorrei dirti tante cose Frida, ma ne avrò il tempo. In questo diario a forma di blog ci scopriremo goccia a goccia, senza far scorrere velocemente gli istanti, ma provando a fermarli in una vertigine di parole. Con lentezza. 

Un giorno lontano mi piacerebbe che tu continuassi questo diario, che facessimo diventare questo blog una partitura a due voci. Ma ora corro troppo, come fanno sempre quelli della specie a cui appartieni: gli esseri umani. 

Io ti auguro invece, cara Frida, che a te sia data la possibilità di innamorarti della lentezza. In fondo come scrive un autore che ho amato particolarmente (Milan Kundera): "C'è un legame stretto tra lentezza e memoria, così come c'è un nesso fortissimo tra velocità e oblio". 

Questa notte, scrivendoti, Frida, ho un po' rallentato il tempo e spero di aver conservato un pezzo di memoria che ci nutrirà negli anni a venire. Con lentezza ho scelto le parole. Con lentezza ho guardato  in me alla ricerca delle sensazioni più vere. La lentezza ci salverà piccola mia. O almeno ci darà questa impressione.

Buona notte Frida Futura, ovunque tu sia.