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giovedì 27 agosto 2015

Un figlio cambia la vita?

Oggi Frida compie un mese. 

Le date per noi esseri umani hanno un valore trascendentale. Le ricorrenze vanno segnate, celebrate, festeggiate, nominate, fotografate, incasellate. Alla resa dei conti il TEMPO se ne frega di queste nostre psicosi numeriche, ma siamo esseri umani: in qualche modo dobbiamo crearci l'illusione di poter "controllare" il più incontrollabile degli elementi della nostra esistenza. Il Tempo, appunto.

Ma non è di questo che voglio parlare in questo pezzo di blog. Ho intenzione di affrontare, alla distanza simbolica di un mese appunto, quello che è la frase-monito più ricorrente al momento della tua decisione di avere un figlio, quando comunichi al Mondo che avrai un figlio, quando avverti tutti che hai avuto un figlio, quando presenti in "società" un figlio. Il monito è:

ADESSO LA TUA VITA CAMBIERÀ (pezzo di pianoforte enfatico e lugubre, beethoveniano. Lampi e tuoni. Risata mefistofelica in filigrana). 

Frida 18 agosto

Ora provate a chiedermi: Manlio ma la tua vita è cambiata, vero?
Io vi rispondo senza pensarci due volte: No, non è cambiata.

E non lo dico per spirito di contraddizione, né per inclinazione naturale a provocare. È proprio che non trovo gli elementi che mi segnalino con precisione un "turning point" concreto, visibile, preciso. 

Volete la verità più cruda: me l'ha cambiata più il mio border Elrond la vita in quell'ormai lontano (purtroppo) 27 dicembre 2009, quando è entrato in casa nostra con quell'espressione timida e l'andatura frastornata (di lì a poco si sarebbe trasformato in uno dei setti demoni dell'apocalisse). 

Ecco le prove. Per Elrond ho dovuto cambiare prima l'auto. La mia bella New Beetle Cabrio Volkswagen era troppo stretta per il trasportino, troppo scomodo per il tettuccio apribile, troppo vomitofila (sì ormai il mio cucciolo rigettava con fiotti alla "esorcista" al solo vederne le chiavi). Ed ecco che arriva una squallidissima Megane Scenic color Ratatouille  metallizzato. Dopo un po' ho dovuto rinunciare al mio appartamento molto "fancy" al centro di Salerno per una casa in paese. Non era più sopportabile farsi una montagna di scale senza ascensore per andare in luoghi senza verde e senza speranza. 

L'arrivo di Frida non ha comportato smottamenti del genere. Certo ho cambiato casa, spostandomi in una bella villetta con giardino, ma l'avrei fatto a prescindere. Anche perché il giardino è essenzialmente appannaggio di Elrond. 

Questo per parlare di "cose". Di "materia". Ma quello che Elrond ha portato nella mia vita è stato un cambiamento radicale nel vedere il Mondo. Questa è un'altra storia, ma se adesso ho un rapporto così viscerale con la Natura e so riconoscere con certezza e al volo un Callistemon, un Ornello, un Faggio, un Ontano e così via, lo devo esclusivamente all'entrata nella mia vita di un cane splendido come il mio border. E così il rispetto per gli animali e per la singola vita di ogni essere vivente (ad esclusione degli insetti che continuo a trucidare senza pietà se appartenente alle luride specie che detesto: scarafaggi e affini o zanzare e derivati. sono uno specista? sì e con orgoglio. a differenza di coloro che mettono le mani avanti dicendo: "non sono razzista". per poi dire: "però i "neri" non li sopporto"). 

Frida 16 agosto
L'arrivo di Frida nei miei giorni, come scrivevo in un altro pezzo del blog, è per me un'amplificazione non una rivoluzione della mia esistenza. Sempre per restare nella "quantificazione" dei fatti: lei non mi ha tolto la possibilità di uscire la sera. Io non esco da anni, non ho mai amato l'uscita da fermo (cioè se sono in viaggio niente mi può costringere a restare chiuso in camera. Voglio vedere il mondo, ma se devo fare le "vasche" in giro per i posti che conosco da una vita, allora preferisco l'acquario della mia casa). 

Frida non mi ha privato della possibilità di leggere. Anzi ad agosto mi sono scolato 3 libri e il quarto lo sto leggendo in questi giorni, spesso con lei che dorme accanto a me o dentro il mio abbraccio. Vedo film come prima. Prendo il sole in giardino. Incontro gli amici. Vado a correre con Elrond allo stadio al mattino e gioco con lui a calcio nel tardo pomeriggio. Elaboro le mie ricette di cucina (marmellate e creme di nocciola su tutto). E così via. Tutto senza variazioni apprezzabili. 

E soprattutto dormo. Dormo la notte come prima. E anche se non dovessi farlo non è un cruccio. Ho sempre trovato il sonno una incombenza di cattivo gusto: necessaria, ma noiosa. 

Certo già sento le obiezioni:

1. Quelle dei profeti di sventura: "è ancora presto, poi vedrai"
2. Quelle dei filosofi speleologi: "il cambiamento è in te. Nel profondo"
3. Quelle dei mistici: "Sei già cambiato e non te ne rendi conto"
4. Quelle alla Winky Wonka (il direttore della Fabbrica di Cioccolato): "Ti sei già squagliato con tua figlia"
5. Quelle dei silenziosi moralizzatori:  (silenzio, ma con sguardo severo)

Non voglio dire che l'arrivo di un figlio o di una figlia sia un sorso di acqua fresca. Non è un alito di vento che appena avverti in casa. L'impatto emotivo è altissimo, ma io per natura tendo a non drammatizzare nulla. 

Noi cambiamo di continuo. Come con costanza cambia la nostra vita. Gli aforismi si sprecano. Da quello di Ludwig Börne: "Niente è duraturo come il cambiamento" al quello bellissimo del Buddha: "“Tutto cambia, nulla resta senza cambiamento”. Ma senza scomodare pensatori e frasi celebri tutti noi sappiamo che qualsiasi cosa ci accada di minimamente straordinario finisce col "cambiarci la vita". Allora perché stare a sottolineare di continuo che "proprio" diventare genitori ti cambia la vita. È una ridondanza. Una esasperazione. Si è sempre detto così e si continua a dirlo perché è naturale dirlo. C'è troppa enfasi rispetto all'arrivo di un figlio. C'è troppo fermento emotivo. C'è troppo "luogo comune". 

E invece non c'è luogo così fuori dal comune che la relazione unica e senza stereotipi con la propria figlia. O il proprio figlio. Io amo Frida, non mi sciolgo per lei. Non perdo la testa, ma ritrovo parti di me che non conoscevo. Questo è tutto. E forse non è poco. 

P.s. giuro solennemente che non dirò mai a un neo-papà : "tuo figlio (tua figlia) ti cambierà la vita". Al limite gli dirò: te la divarica l'esistenza, te la esalta, te la insaporisce. 










martedì 28 aprile 2015

Oggi è il compleanno di tua madre, Frida

Cara Frida,
oggi voglio parlarti di tua madre. Oggi che compie 33 anni in questo che per lei è il suo ultimo compleanno da "non-mamma". 

Simona a Castell'arquato - 5 mese di gravidanza
Se tu potessi vederla adesso non ti accorgeresti nemmeno che ha te dentro di sé. Quando, come adesso, è seduta a leggere sul divano, fai fatica a capire che sia incinta. La gravidanza non l'ha sformata come succede a tante donne che finiscono per prendere la stazza di Ursula, la strega del mare della Sirenetta. La gravidanza ha arrotondato la sua pancia, ma per il resto sta passando su di lei come se fosse una brezza. 

Frida imparerai presto a capire che tua madre tiene al suo corpo. Ti dirà spesso che "da ragazza" era un talento della pallavolo. E imparerai da subito che niente può trattenerla dal far sport ogni giorno, dal macinare chilometri di corsa (o camminando, come adesso che non può farti ballonzolare troppo nel tuo sonnolento liquido amniotico) mentre ascolta decine di canzoni col suo inseparabile Spotify o dal sollevare chili di peso in palestra, orgogliosa dei suoi squat come Tony Stark della sua armatura di Iron Man. 

Tua mamma è bella Frida, ma non lo dico perché sono innamorato di lei da quando la prima volta l'ho vista recitare in un piccolo film girato da un mio amico. Certo gli occhi innamorati sono come lenti deformanti che trasformano in gloria anche un "sanitario". Ma Simona è di una tale bellezza che nessuno può dire il contrario. Rapisce ogni sguardo, anche quello femminile. E lo fa con naturalezza, senza ostentazione, senza arroganza, senza imposizione. Tu la guardi e ti sembra che la sua avvenenza fisica sia lo specchio preciso di uno splendore interiore, come se corpo e anima fossero le due (belle) facce di una stessa preziosa moneta. Una di quelle monete che tutti vogliono avere in tasca, perché portano fortuna.

Cara Frida, però, non farti ingannare dal suo aspetto dolce e immacolato. Tua mamma sa imporsi e sa ruggire. E non sarà facile spuntarla con lei. Quando è concentrata sul lavoro è come se fosse un orso in una caverna. Avvicinarsi rischia di lasciarti con delle ferite. Meglio pascolare placidamente intorno all'entrata e attendere che esca lei da quell'antro. Credimi. Ne ho esperienza.

Vi guardo e siete tutt'uno, adesso. Lei è tutta intorno a te ora. Ti contiene. Siete il sovvertimento di una matematica: l'uno più uno che dà come risultato non due, ma Uno. In fondo l'amore è questo: la messa al bando della logica, anche quella matematica. 

Piccola Frida, che ti appresti a venire al Mondo lacerando il muro d'ombra dietro al quali danzi  lenta e incosciente, ancora un po' e avrai la fortuna di conoscere tua madre. Conoscerai il calore dei suoi abbracci. La carezza piena delle sue mani. Il vento fresco del suo sguardo. Conoscerai il sapore del suo latte e presto capirai perché lei è per me quello che sono la pioggia e il sole per i campi.

Frida porta per favore a tua madre, dal di dentro, queste parole. E dille che l'amo. 











sabato 28 marzo 2015

Horror Parto

Se io dovessi dare un consiglio, uno solo, a una donna in procinto di partorire per la prima volta sarebbe questo: “Non chiedere come sarà il parto a una donna che l’ha già fatto”. 

Perché? Perché i racconti di chi ha partorito spaventerebbero anche un duro come Chuck Norris. Nei racconti di chi ha già messo al Mondo un figlio ci sono tutti gli elementi del pulp-horror: sofferenze indicibili, sangue, cordoni soffocanti, profusione di liquidi e dolore. Ancora dolore e tanto dolore. 

Illustrazione di Mary Clark Ladd 

La scena è sempre la stessa e si ripete (da un punto di vista narrativo) con rassicurante schematicità. Come se un autore dalla vena caustica avesse scritto una sceneggiatura terrificante e spassosa allo stesso tempo, che tutte le ex-partorienti hanno imparato a memoria. Le uniche variabili hanno a che fare con i dettagli del parto.

Ecco la sequenza.

Incontri per caso la mamma che apprende la notizia. Subito la vedi indossare il suo sorriso più smagliante. È felice per te, ti dice che è la cosa più bella che possa capitarti, che è lo sconquasso sublime della tua vita. 

Simona si passa le mani sulla pancia che ormai è cresciuta e, pur senza essere grossa come un pallone ad elio che non vuole alzarsi da terra, ha tutta la dignità di “pancia da gravidanza” (fino a poco fa potevi scambiarla per lo stomaco gonfio di una alcolizzata dedita a serate di birra e vino). Poi dice con la voce rotta da un autentico e sottile terrore, con quel tono di chi non vuole altro che essere rassicurata: “Ho solo paura per il parto”.

Qui il volto della mamma subisce una lieve mutazione. Quasi impercettibile, ma se osservi con attenzione te ne accorgi. Le labbra hanno sempre la forma di un sorriso, ma diventa più stirato, come incrinato da una certa perfidia. Negli occhi brilla la luce di un ricordo e l’espressione si colora di quelle sfumature che hanno i saggi quando raccontano di esperienze che serviranno al progresso dell’umanità.

Comincia sempre così: “Ma no Simona non devi preoccuparti. Figurati”. 
Pausa. 
Simona fa l’errore di chiedere: “ a te come è andata?”. 
Improvvisamente la mamma diventa un narratore. Anche chi non si è mai presa la briga di raccontare una storia al proprio figlio la notte prima di addormentarsi, ora tira fuori una vena da scrittore da fare invidia a Stephen King e John Grisham. 

Qui vanno in scena le variazioni sul tema:

“Guarda per me è stato terribile. Ho avuto 11 ore di travaglio” (giuro non sto esagerando, una ragazza ha detto questo e io c’ero). Vedo la faccia di Simona trascolorare. Mi guarda come a dire: “perché non lo fai tu il bambino?” e sento la stretta della sua mano che si fa più tesa nella mia. E poi il racconto va avanti con dettagli raccapriccianti di dolori inauditi. Ma tutto raccontato con simpatia, con divertimento, con quel sano eroismo che contraddistingue una madre-coraggio.

Un’altra ci ha raccontato del proprio figlio che stava per essere strangolato dal proprio cordone ombelicale. “Aveva il colore di quella sciarpa lì la sua faccia” indicando un capo d’abbigliamento viola scuro. 

Un’altra le ha narrato del proprio figlio che stava per morire soffocato nella sua placenta perché non so come era fuoriuscito “quasi tutto il liquido” e non aveva più di che respirare.

Un’altra ha detto “hai presente il dolore delle coliche, moltiplicalo per 10”. (io quel dolore una volta l’ho provato e se lo divido per due pure mi sembra insopportabile!)

Un’altra ancora ha avuto il problema che la bambina era così grande (alla fine pesava 5.3 kg) che dopo tutto il travaglio in cui questo ibrido tra “essere umano” e “essere manzo” non voleva saperne di uscire da una fessura troppo piccola per la sua stazza, ha dovuto ricorrere al cesareo.

Un’altra ancora ha confessato di aver partorito strillando e scalciando.

Il parto è il vero spauracchio di ogni donna incinta. Almeno così credo, non ho una statistica precisa, ma per esperienza diretta lo sono quasi certo. 

Così come è sicuro che qualcosa di provvidenziale nella memoria di una donna aiuta a cancellare il suo ricordo traumatico, altrimenti ci sarebbero solo figli unici. Anzi chi è già alla seconda gravidanza (e a maggior ragione per quelle eroine folli che arrivano anche alla terza - lasciamo stare quelle dalle 4 in su: qui si parla di abominio) vive con più rilassatezza il momento del "delivery" (per dirla all'inglese, termine che mi piace molto). 

Certo già sanno a cosa vanno incontro, direte voi. Ma se a me dovessero dire: "tu hai già avuto una colica, quindi sarai più rilassato alla seconda", io guarderai questo mentecatto con occhi pietosi e increduli. 

La verità, in sintesi, è che non ho consigli da dare in quanto maschio (e quindi gioioso invertebrato che godrà della nascita della sua figlia senza il travaglio del momento) se non quello riportato all'inizio: se una donna volesse raccontarvi il suo parto, mettetela a tacere! In tutti i modi possibili. Violenza compresa. 

sabato 21 marzo 2015

Stanotte ho saputo che c'eri

Ricordo una frase di un libro di straziante bellezza (“Lettera a un bambino mai nato”) in cui Oriana Fallaci scrive: “ Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d'un tratto, in quel buio, s'è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri”.

Ci ho pensato ieri notte quando in questo letto estraneo, sopra il silenzio orizzontale di Piazza Cavalli a Piacenza, Simona mi ha chiesto: “Si muove Frida, vuoi provare a sentirla?”. Non ha nemmeno finito la frase che la mia mano, come una sonda spaziale in cerca di acqua su Marte, era già sulla superficie liscia, tesa e tonda della sua pancia. 

21ma settimana di gravidanza
21ma settimana - Piacenza

Una pancia che cresce come della pasta che lievita pacifica nel canovaccio durante la notte. Una pancia che è un corpo amplificato, una dilatazione ripiena di mistero. 

Simona guida la mia mano, la tiene come si tiene uno strumento altrimenti goffo e inutilizzabile. La sposta sopra questo “Mondo” di cui ignoro i segnali interni e di cui lei invece conosce tutti i fiumi che scorrono dentro, il paesaggio nascosto, la geografia dei palpiti, i piccoli maremoti vitali. Io sembro un cieco che si muove lungo un muro in cerca di qualcosa che gli indichi la strada. Un appiglio, un'escrescenza, una crepa familiare, un ciuffo d'erba soffice al tatto.

Faccio silenzio, cerco di non respirare, per non confondere il battito del mio cuore dentro la mia mano con un banale (ma quanto importante) calcetto della nostra bimba in costruzione. 

Lei mi chiede: “La senti?”
Io non mento: “No”

Allora lei continua a far muovere la mia sonda-mano sulla crosta morbidissima del pianeta Frida. "Per chi ha paura tutto fruscia", scriveva Seneca. Ma anche per chi desidera. Poi improvvisamente sento sotto la mia mano un colpetto secco e distinto. Quasi mi pare di percepirne anche il suono. Resto silenzioso, non voglio sprecare l’attimo. Simona mi chiede speranzosa se questa volta il “sordo ha sentito” (non dice queste parole, ma è così che mi sento: inabile a "sentire"). La domanda rinforza la mia certezza. Allora quel colpetto era Lei.

Stanotte ho saputo che c’eri. Perché quando la vedo nell’ecografia, a me fa l’effetto di un fantasma lontano, simpatico, ma inesistente. Un’immagine mediata dal video, come quando vedi un luogo che ami in tv e hai solo una vaga emozione, una traccia sbiadita delle sensazioni che quel posto ti ha dato dal vivo. E anche se la ginecologa ti regalo il battito del suo cuore non puoi provare l’esplosione emotiva della sua esistenza, se non sei tu a caricare di significato quel tamburo veloce dal timbro un po’ metallico che forma una frequenza d'onda sinonimo di vita.  

Invece il piccolo attrito del suo corpo minuscolo contro la pelle matura della tua mano è un certificato di esistenza inequivocabile. Un lampo di certezza che ha illuminato la bruna notte piacentina. Ciao Frida, benvenuta nei miei sensi. 


venerdì 13 marzo 2015

10 motivi per cui è meglio una femmina

Aeroporto di Goteborg. Si torna a casa. Inganno il tempo (ammesso che Lui si lasci beffare. E comunque, alla fine, vincerà il Tempo su di noi, inesorabile e spietato) leggendo un buon libro e per distrarre lo sguardo dalla varia umanità zombesca che affolla i gate dei vari voli.
Zombie perché noi che aspettiamo siamo in una zona d’ombra, non vivi e non morti. Sospesi. Non impieghiamo i minuti e le ore, ma semplicemente lasciamo che passino. Una specie di Purgatorio in cui un Dio oculato ha affittato gli spazi ad ogni genere di attività commerciale. E come è più dolce l’attesa del Paradiso spendendo soldi a comprare Toblerone o bottigliette d’acqua che costano più di una tanica di benzina.  


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Devo distrarmi dalla folla di persone, perché altrimenti non riesco a non pensare alla parola “sovrappopolazione”. E mentre considero il fatto che presto contribuirò a rimpolpare quell’agglomerato virale dannoso, chiassoso e noioso che per convenzione chiamiamo “umanità” mi arriva un messaggio di WhatsApp da Simona che mi comunica che ha fatto un’altra ecografia e per la ginecologa al 90% sarà femmina.
FERMI TUTTI. Che i neuroni non si muovano. che le sinapsi si stacchino. che la corteccia cerebrale vada in standby. FEMMINA! Il sogno si avvera. Anche se il primo pensiero mi dice: 90% femmina? quindi c’è un 10% di maschio dentro di lei? quindi è una sorta di ermafrodito che nasconde dietro il 90% di una piccola vagina delicata l’urlo di un piccolo pene al 10% della sua estensione? quindi al 90% di pura intelligenza devo aggiungere un 10% di sana idiozia da essere primitivo?
Sono abituato ad avere a che fare con il mio PRIMO PENSIERO. È sempre il parto malato di una mente in debito d’ossigeno. Passiamo al secondo pensiero, quello più sano. È un pensiero felice che ha però una titubanza: si può gioire al novanta per cento? Il tizio a cui il medico dice: “ha il 90% di sopravvivere”  ha voglia di esultare o piuttosto si caga sotto perché sa che la Sfiga riesce a fare grandi cose con quel misero dieci su cento?
Ma io voglio essere positivo. Anche perché dal primo istante che ho saputo di diventare padre ho avuto un chiodo fisso: SPERIAMO CHE SIA FEMMINA! Se avessi saputo come pregare lo avrei fatto per avere una gentil donzella dentro la pancia di Simona. Se avessi potuto corrompere chiunque e chiedere raccomandazioni e prostituirmi per avere una “figlia” piuttosto che un figlio lo avrei fatto. Se fosse esistita una formula magica o un rito scaramantico per assicurarmi una femmina come figlio sarei regredito socialmente per raggiungere lo scopo. Mi sarei venduto un arto per una baby girl (ammesso che a qualcuno interessi comprare un arto. che ci fai con un braccio, mediamente muscoloso?) 
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E da buon amante delle liste ecco i 10 motivi per cui speravo con tutto me stesso (e anche parte di altri) che fosse femmina (nel prossimo pezzo del blog scriverò i motivi per cui non avrei mai voluto un maschietto!)
1. Perché avevo nella mia mente il nome FRIDA da sempre e dovevo usarlo  prima o poi. E a un maschio sarebbe stato difficile affibbiarlo. Una volta avevo pensato di assegnarlo a una mia tartaruga, ma l’ho riservavo (e ho fatto bene) a “qualcosa” di più importante
2. Perché le femmine non hanno paura della parte femminile che è in loro!
3. Perché le femmine hanno le emozioni a fior di pelle ed è bellissimo incrociare  le tue con le loro
4. Perché le femmine non si strozzano con il cordone ombelicale che tiene legati i maschi alle mamme per anni e anni e anni e anni dopo che sono usciti dal loro ventre
5. Perché le femmine, almeno la maggior parte, non si rincoglioniscono davanti alle partite di calcio e la domenica non si trasformano in amebe fluttuanti (e pantofolanti) su divani in cui fare la forma. 
6. Perché alla femmine non piacciono i supereroi. a me annoiano tutti, tranne Batman
7. Perché quando una femmina ha capito come risolvere un problema un maschio si sta ancora chiedendo “scusa ma dov’è il problema?”
8. Perché la donna è il futuro dell’uomo
9. Perché la femmina sta all’uomo come l’Homo Sapiens sta all’Homo Neanderthalensis
10. Perché la femmina contiene in sé la Vita, il maschio spesso (e la Storia insegna) è un alleato affidabile della Morte.

venerdì 6 marzo 2015

I 5 tipi di reazione al tuo annuncio di avere un figlio

Il mio nuovo hobby in questo periodo è “annunciare agli altri che diventerò presto padre”. È un passatempo estremamente divertente e capace di illuminarmi ancora una volta sulle tipologie umane e sulle, sempre meno, sorprendenti dinamiche umane.
Ecco a voi i 5 tipi di persone che reagiscono alla tua imminente genitorialità:
GLI ESISTENZIALISTI: li riconosci dal sorriso angelico che si dipinge sulle loro facce alla notizia e quella strana luce che sembra improvvisamente circonfondere la loro testa. È come se improvvisamente fossero stati toccati dalla luce divina. Le frasi tipiche sono: “I figli sono la gioia più grande”; “Non potevi darmi una notizia più bella”; “ora finalmente hai trovato un senso alla tua vita” (come se avessi speso i miei primi 41 anni di vita a cazzeggiare o a contare le nuvole sopra la mia testa con un filo d’erba in bocca). Agli esistenzialisti io di solito rispondo con un sorriso o accondiscendendo alle loro parole. mai contraddire un santo



GLI URLATORI: sono quelli che alla notizia gridano e da quel momento in poi durante la conversazione avranno sempre un tono di un’ottava sopra la loro media abituale. Cominciano con “Nooooo davvero???” (io gli risponderei: no stavo scherzando, era solo per farmi bucare i timpani che te l’ho detto). Poi vanno avanti con “Non ci posso credere” (non ti ho mica detto che ho scoperto dove si trova il Sacro Graal o di aver svelato il mistero dell’Isola di Pasqua). E continuano a gridare cose del genere: “Bellissimoooo. Sono troppo contenta (si di solito sono donne) per voi”. Non si curano di chi è intorno, di dove ti trovi, del concetto di discrezione. All’urlatore di solito reagisco abbassando il tono delle mie parole, come se volessi equilibrare questa alterazione comunicativa. Oppure cerco di tagliare subito facendo sfoggio di cinismo e sana disillusione, per smorzarne l’entusiasmo che deraglia presto verso la pura follia.


I PROFETI DI SVENTURA: sono genitori da poco, ma non abbastanza poco da essere ancora incoscienti. Sono quei tipi il cui figlio/a non arriva all’anno di età. Li vedi scavati in volto e con l’atteggiamento di chi è appena uscito da un campo di prigionia. Ti guardano con occhi mesti, ma penetranti. Con l’espressione di chi la sa lunga e il sorriso alla Joker che è segno di sventura. Ti dice: “Ah auguri! (detto col tono di “condoglianze”) Ora vedi come ti la cambia la vita”. Qui io già vorrei scappare via o chiamare la polizia. Ma questo è solo l’inizio. “Riposa adesso, che poi quando nasce non si dorme più”. Io rispondo di solito che non amo dormire e non mi peserà. Questa cosa un po’ li disorienta. “Ah bene, ma vedrai quando cominciano a piangere e non la smettono più”. Cerco di buttarla sull’ironia dicendo che ho pensato di foderare la mia stanza con isolanti acustici e di aver fatto scorta di tappi per le orecchie. E qui sferranno l’attacco finale: “ Poi cominciano le colichette…” qui fanno una pausa grave carica di nefaste premonizioni. Ho come l’impressione che cali il buio, che i corvi si accalchino sui rami fuori, che risuoni nell’aria una nota musicale profonda e infinita.


I COMMISSARI DI POLIZIA: non sono semplicemente curiosi e contenti, ma sembra che stiano svolgendo un’indagine e tu sia l’indagato principale. Le loro sono domande a raffica da cui ne esci stordito, e il più delle volte colpevole. Iniziano con la domanda di rito fatidica: “Di quanti mesi è?”. Qui io già vado in confusione, come un delinquente dall’alibi imperfetto. Il fatto è che non ricordo mai come si calcolano queste maledette settimane e come diventano mesi. Il tempo della gravidanza sovverte il calendario classico e tutto diventa più complesso, informe e aleatorio. Grazie a svariate app che ho scaricato quasi sempre riesco a rispondere almeno in settimane (anche se su alcune di queste escono dei simboli tipo 18w4d che mi fanno sentire come se mi trovassi improvvisamente dentro The IMitation Game e dovessi decodificare un codice di guerra. per la cronaca 18w4d significa 18 settimane e 4 giorni). Ma la tipologia commissario non si accontenta. “Si, ma in mesi quanto è?”. È lì a fare calcoli. Poi comincia la raffica “Che sesso è? Quando nasce? Parto naturale? Che clinica? Chi è il tuo ginecolgo? E tu volevi la femmina? E Simona? Avete già scelto il nome? Ah bello, ma perché questo nome? E ai tuoi piace? E ai suoceri? Contenti che sia femmina loro? Avete già preso la culla? Il trasportino (ah no quello è per i cani, per gli esseri umani si chiama passeggino…)? Avete preso il fasciatoio? Il fasciatoio è fondamentale! La cameretta di che colore è? Ma dormirà da solo o nel lettone?”. È non ti molla fino a quando non sei così esausto che confessi: “Sì l’assassino sono io!”



GLI SCETTICI: sono quelli che sembrano sappiano tutto di te,  anzi ti conoscono meglio di te stesso. Sono coloro i quali alla notizia che diventerai una padre, corrucciano la fronte e domandano “Ma tu  non sei quello che non voleva figli?”. Mi sento in trappola, mi hanno scoperto. Quindi ora per coerenza dovrei interrompere la gravidanza di mia moglie? Sono quelli che ti dicono: “Ahahaha ora già ti vedo con un passeggino in mano. Tu impazzirai per lei, ti conosco troppo bene”. E cominciano a delineare con una precisione da biografo quello che farai e quello che non farai e non crederanno a niente che non si sposi con questo ritratto che hanno preparato. Loro ti dicono : “Vedrai quando si fa teenager e ti portano il primo fidanzato a casa”. Io: “E vabbè, che c’è di male… sarò felice di conoscerlo”. Loro: “Ahahhaa (ridono sempre gli scettici, come se la risata fosse un colpo di  mitra alla tua credibilità”) se se poi vedi come sei contento. Come se non ti conoscessi!”. Lo scettico non lo convincerai mai, nemmeno con l’evidenza dei fatti. Quindi meglio assecondarlo. Tanto è innocuo.

lunedì 23 febbraio 2015

L'annuncio della gravidanza: segnali di vita dal Trofoblasto

11 dicembre 2014, mattina. 99 mesi esatti dal giorno in cui io e Simona ci siamo messi insieme. Vado dal mio amico Alessandro per mettere a posto i capelli che nei mesi della mia permanenza a Doha hanno assunto la forma di una scarola riccia post atomica. 
Si dice che i grandi tagli nella propria esistenza si producano con un bel “zac” delle forbici del parrucchiere. Non a caso molte donne, e qualche uomo più illuminato, cambiano acconciatura alla vigilia o subito dopo un momento cruciale della propria vita. Ma io non ero andato lì con quella intenzione: non avevo una nuova vita da ricominciare, nessun cuore infranto da rimediare con un’acconciatura degna di Uomo vogue (nella foto che segue delle possibilità tar cui scegliere guardando ai miei antenati nel corso della storia). 
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Eppure su quella sedia imbottita, abbigliato con una poco virile mantellina annodata alla gola per raccogliere i capelli superflui e con il cervello ammorbidito da uno shampoo caldo, stava per arrivare la notizia che avrebbe terremotato la mia vecchia vita.

Arriva un messaggio via WhatsApp, il messaggero moderno di sventure o di fortune. Simona mi dice che deve parlarmi, ha ritirato le analisi del sangue. Il cuore comincia a pulsare come se a prenderne il controllo fosse John “Bonzo” Bonham (per chi è a digiuno di musica: è il batterista rock più grande di tutti i tempi). 
I dubbi dei giorni scorsi che avevano fatto apparire lo spettro della gravidanza si sciolgono in una certezza: Simona è incinta. Ha ritirato gli esami del sangue. La BetaHCG (sembra roba da Interstellar => vedi foto, mentre è “semplicemente” il valore della gonadotropina corionica umana, un ormone che viene prodotto dal trofoblasto - primo abbozzo di quella che poi diventerà la placenta - all’incirca sette giorni dopo la fecondazione e proprio per questo viene utilizzato come segnale inequivocabile di una gravidanza in atto) è talmente alta che potrebbe esserci una squadra di calcio dentro di lei.
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La mia reazione è paragonabile a uno sprofondamento in uno spazio siderale. Mi sento come Sandra Bullock in Gravity (Clooney è troppo figo per avvicinarmi a lui anche solo come fantasia). Improvvisamente i suoni si attutiscono, i colori perdono consistenza, la mia testa diventa una buccia di pensieri molli come i budini di gelatina delle feste dei bambini americani. 
Il primo su cui scaricare il fardello della notizia è il mio amico Gianvincenzo. Leggo nei suoi occhi lo smarrimento. Non sa se farmi gli auguri o tacere in un mortificato silenzio di cordoglio. Sa bene che non sono esattamente un fan della vita su questa terra e ho sempre considerato la procreazione alla stregua di una proliferazione batterica pronta ad annientare il pianeta su cui viviamo. 
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Tornando verso casa in auto si affolla nella mia mente una serie di domande senza senso. Solo uno spermatozoo su milioni ce la fa a raggiungere l’ovulo e a fecondarlo. Chi era questo temerario? Come si chiamava questo eroe (mi piace pensare che abbia un numero più che un nome. Per me è S27)? Dove si è allenato per superare gli altri (la velocità media è di 2-3 millimetri al minuto, allora il buon S27 deve essere arrivato almeno a 5mm al minuto, più veloce di certi tizi che incontro allo stadio quando vado a correre alla mattina). 
E domanda delle domande: quando è avvenuto questo fatale incontro con un Ovulo - che ho sempre immaginato come il “mostro” di fine livello nei videogame degli anni 80/90 - dopo aver superato l’ambiente ostile e pieno di pericoli della Vagina (neanche fosse Mordor, la valle oscura de Il signore degli anelli)?